24 Agosto 2020

Con la Direttiva 2019/904, i paesi membri dell'Unione Europea entro il 3 luglio 2021, dovranno mette al bando molti prodotti in plastica monouso per i quali esistono alternative, imporre la compartecipazione economica dei produttori ai costi di smaltimento di alcuni rifiuti plastici, e intraprendere iniziative di promozione del recupero, riciclo e riuso dei materiali.

È un provvedimento senza precedenti, e ha lo scopo di ridurre o eliminare determinati prodotti di plastica ritenuti inquinanti, sostituendoli con prodotti biodegradabili, riciclabili o riutilizzabili. 

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L'impatto sulle abitudini dei cittadini

I consumatori europei saranno i primi al mondo ad utilizzare sistematicamente materiali alternativi, realizzando un cambiamento delle abitudini, analogo a quello che poco tempo fa in Italia ha riguardato le buste della spesa

I cittadini sostituiranno con articoli biodegradabili, riciclabili o riutilizzabili, i loro analoghi in plastica monouso, come hanno cominciato ad utilizzare i sacchetti compostabili o a dotarsi di borse in tessuto per andare al supermercato.

Come devono comportarsi i commercianti

La direttiva stabilisce che i seguenti prodotti di plastica monouso, per i quali esistono alternative, non si potranno più commercializzare, nè smaltire in alcun modo, anche se si tratta di scorte acquistate in precedenza:

  • piatti e posate, ad eccezione dei bicchieri
  • bastoncini cotonati per l'igiene personale, tranne i tamponi per uso medico,
  • cannucce e mescolatori per bevande,
  • aste dei palloncini,
  • prodotti di plastica oxo-degradabile
  • contenitori per cibo da asporto in polistirene espanso

Inoltre, bottiglie o altri contenitori per bevande, saranno ammesse solo se dotati di tappi e coperchi attaccati al contenitore.

Inoltre, ciascun commerciante dovrà accertarsi che tutte le nuove forniture di imballaggi, contenitori per alimenti ed ogni altro prodotto in plastica, rispondano ai requisiti previsti dalla normativa.

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Infatti, gli articoli realizzati con materie plastiche conformi, oltre ad avere una maggiore durata nel tempo, potranno essere riciclati per realizzare altri articoli altrettanto durevoli. Questo meccanismo, col passare degli anni, risulta meno invasivo per l'ambiente rispetto alla produzione di articoli realizzati con qualsiasi altro materiale (vetro, metallo ecc.) 

Cosa devono fare le imprese produttrici

I produttori di determinati articoli, purché conformi alla normativa, avranno l'obbligo di etichettarli in maniera chiara e standardizzata, fornendo le seguenti informazioni:

  • eventuale presenza di plastica,
  • impatto negativo sull'ambiente,
  • modalità di smaltimento.

Questa prescrizione si applicherà a:

  • assorbenti e tamponi igienici e loro applicatori,
  • salviette pre-inumidite per la pulizia personale, domestica o industriale;
  • palloncini per uso ludico, decorativo o di intrattenimento,
  • prodotti del tabacco con filtri.

Inoltre, secondo il principio della cosiddetta responsabilità estesa, i produttori dovranno contribuire alla copertura dei costi di gestione e bonifica e campagne di informazione e sensibilizzazione, anche di:

  • contenitori, confezioni ed involucri per alimenti destinati al consumo immediato,
  • bottiglie per bevande e relativi tappi e coperchi;
  • sacchetti monouso di cosiddetta plastica leggera.

Le istituzioni

Gli Stati membri dovranno garantire la piena osservanza delle disposizioni e redigere dei piani nazionali dettagliati per ridurre significativamente l'utilizzo dei prodotti di plastica per i quali non esistono alternative, da trasmettere alla Commissione Europea Entro due anni dall'entrata in vigore della Direttiva.

Infatti, tra gli obbiettivi della normativa, entro il 2025 le bottiglie di plastica dovranno contenere almeno il 25% di contenuto riciclato, ed il 30% entro il 2030. Inoltre, entro il 2029 si dovranno raccogliere in maniera differenziata almeno il 90% delle bottiglie di plastica. 

 

[in copertina: foto dal web]

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